visto dall'alto

da una certa distanza che non cambia il calore e il colore
martedì, 22 luglio 2008

sulla carezza

"Grazie alla carezza, a venire in primo piano è l'incontro degli opposti: una duplicità senza opposizione, che pur legando non sopprime i differenti e li lascia essere in pace. Come se l'accadimento avesse in serbo un pensiero che, là dove tutto manca, è ancora un ricordo o già un'attesa.[...] Scrive  Heidegger: " la mano porge e riceve, e non soltanto le cose, porge anche se stessa". Nella carezza, l'intenzione affidata alla mano offre il dono di sé e sfugge ad ogni controllo. Ogni carezza, quella spaziatura tra il desiderio e il compimento, diventa un enigma, sia per chi la dà sia per chi la riceve. Il senso che abita la mano è sempre compromesso dal senso che scaturisce dal corpo dell'Altro.[...]..Eros mette in gioco l'esposizione all'altro, l'esposizione a qualcosa che intende sottrarsi alle prospettive del senso finale. Via di trasformazione e accesso a un nuovo percorso interiore, Eros conduce a un sapere accessibile a chiunque non pretenda di dominare il pensiero, ma intenda lasciarlo avvenire e pensare. Indica precisamente l'impossibilità di un calcolo e di una padronanza.[...]. Consentendo l'irriducibile compresenza del due-in-uno, Eros rivela l'essere umano nel suo statuto di intrinseca ed originaria duplicità, nella sua impossibilità di essere soltanto uno.
Il suo senso non è accessibile se non in un pensiero confusivo, capace di mettere insieme gli opposti, tanto da corrispondere al silenzio quando si destina al nome:  momento di esperienza, etico, prima che conoscitivo."

                                                        FLAVIO ERMINI
                                                      "Il moto apparente del sole"
                                                      Storia dell'infelicità
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domenica, 20 luglio 2008

ritrovamenti


Tra tutte le cose trovate, nei fondi del passato ho scorto i colori del mio dolore ultimo, del primo, del solito. Mi perdo a guardare il suo volto di diversa memoria, mi osserva dubbiosa: la pacatezza non la inganna. Scivolo la mia mano sul suo volto a rassicurare, lieve tormento di giovane pelle audace. Non mi manca il passato, non mi manca il passato dei fondi, ma non convinco nessuno, me stessa per prima. Bene, mettiamo ordine chiaro per le generazioni a venire. Nel primo cassetto il presente: bello,solare, proiettato al futuro. Secondo cassetto: tutto ciò che può servire nei viaggi, pronto all'uso, di facile ricerca. Il terzo cassetto è adatto ai segreti di donne, le solite cose che tutti sanno essere lì, nessuno le tocca perché ne è sconosciuto il bisogno.Quarto e quinto dedicati ai sogni appuntati, alle romanticherie di rito, non mancano mai , ma non sono mai di moda, tutti ne sorridono, tutti ne desiderano. Sesto cassetto: scartoffie, foglietti, cartoline, indirizzi, letterine; già, parole ed immagini care, divertenti e gioiosi eventi, di ieri, di oggi. Per il settimo cassetto bisogna fare attenzione, sono i doni, i regali più belli che ci passa la vita, la dolcezze improvvise alla vaniglia, al gelsomino, alla rosa selvatica, al sandalo dolce, al muschio del bosco vicino. Profumo intenso che arriva da un indumento scordato da tempo, un sospiro profondo, un sorriso, una calda emozione di certezze esistenti, la tranquilla avventura verso gli ultimi cassetti. Ecco, è l'ora di affrontare l'ottavo e il nono: vai pure, me la cavo da sola, c'è rimasto poco da fare, cose vecchie, di quando ancora non c'eri, ricordi che non ti dicono nulla , se trovo qualcosa di interessante ti chiamo. No, il dolore non ti serve tesoro, non per ora, arriverà anche il tuo, ma diverso dal mio, sicuramente più lieve. Vorrei ti sfiorasse la pelle come la mia carezza di prima, vorrei che occupasse solo un angolo in fondo ad un solo cassetto. Mentre abbasso lo sguardo incontro gli occhi dell'assenza più viva, mi carezzi la mano, ti allontani piano, piano. E' sordo, buca ogni piega dell'anima, mi tormento le dita e la pelle, nessuna commozione mi riscalda il momento. Niente caldo anche a scirocco sicuro, prendo fiato e allento la mascella indurita.Qui c'è buona parte dei miei anni cosiddetti più belli, c'è inizio superbo , salite rischiose, cadute rovinose, solitudini accese, perdite inaudite, fatiche pazzesche per le solite cose, tradimenti consueti, tradimenti veri; nell'angolo a destra mi attira un sacchetto piccino, non ricordo, lo svolgo con religiosa lentezza, dalla forma non porta niente di strano, profuma. Tra un orecchino rotto e un vecchio orologino c'è anche una immagine sacra. Un santino, una vergine madre col suo piccolo in grembo. Mi domando perché l'ho consevato e leggo sul retro. Trovo una frase come tante, di speranza, di supplica, di sollievo. Accanto alla frase un segno, una scrittura molto ben conosciuta, molto amata, molto pianta:ho capito il motivo della presenza, associo l'orecchino al periodo, agli eventi, tutto torna insieme ai profumi, ai volti, alle stagioni. Mi rannicchio sulla poltrona, ferma immobile ascolto le voci e i sorrisi, poi improvvisa si impone l'immagine vitale di adesso. Apro gli occhi sorpresa, ci riprovo, ma niente da fare, solo un volto si staglia ironico e mi guarda con rimprovero dolce. Accelero l'operazione, metto in ordine senza aprire al dolore la mente, l'anima segue i consigli più autentici e reali. Il passato fa male ma torna al suo posto, nel cassetto di fondo, vicino la vita richiama, le risate in salotto, la cena.
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domenica, 20 luglio 2008

sulla tenerezza

La tenerezza...è la casa del cuore, e senza di essa siamo molto più esposti ai pericoli di ogni sorta.
I baci, le coccole, l'ascolto, la benevolenza, la fiducia, il desiderio di risparmiare all'altro uno sforzo, di prevedere i suoi bisogni, di assisterlo in un momento critico, sono come i globuli rossi del flusso psichico.[...]..confesso di aver sempre posto la facoltà dell'intelligenza molto al di sopra della virtù della tenerezza.[...]Dimostrarsi capaci di tenerezza rischia ancor oggi, nel mio ambiente, di farvi passare per una persona debole, malleabile, in una parola,  femminile, e quindi sfruttabile, comprabile,  manipolabile attraverso i sentimenti. Nella scala dei valori sessisti, l'espressione di tenerezza si confonde col gesto di sottomissione...[...]Ora, la vera tenerezza non può esistere nella sottomissione, è un fiore che non cresce sul terreno del potere; essa sopravvive solo al di fuori di qualsiasi contratto, di qualsiasi scambio di servizi.[...]Ho dovuto fare l'esperienza di essere radicalmente tagliata fuori dal miele della tenerezza, sola e lontana da tutti i miei cari, per riconsiderare la sua importanza nell'equilibrio delle passioni, e scopro che non è né semplice né facile sentirsi diventare una persona che valorizza la dolcezza e la compassione.[...] La tenerezza, che appartiene al ricco repertorio delle qualità materne, ritroverà la propria gloria solo quando sarà emancipata dal contesto sessista, che non riesce ad immaginare che la tenerezza, nelle relazioni tra adulti, non ha niente a che vedere con la dipendenza del bambino o la supposta debolezza del carattere femminile. La tenerezza, quella vera, essenziale, ha valore solo quando si esprime fra adulti liberi, autonomi e psicologicamente svezzati.

                                                                                                          GINETTE PARIS
                                                                                                     da "Vita interiore"
                                                                La psicologia del profondo dopo le neuroscienze

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sabato, 12 luglio 2008

illusione

Poca fantasia in perle di arguzia
Mi sorride vecchio gioco ormai vano
Parole tentate alla folata più calda.
Non serpeggia niente. Non sbriciolo.
Parte la nuova vela tranquilla, non
d'altri, di sé.
Poco vale, vecchie tempeste hanno
scolpito la roccia.
Viene il tempo del dopo acquisito.
Illusorie certezze non prendono
il volo nella stessa maniera.
Così si può stare fermi a guardare.
Presuntuosi scenari di polvere
hanno poco da dire.
La mente non cessa il lavoro.
Sottovalutate misure, azioni nell'aria.
Vado . Sciolto sguardo sconosciuto
Ignora la poppa la prua?
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domenica, 06 luglio 2008

paradosso

[...]ma se l'universo è in movimento e non in riposo, se è una forma di attività e non una massa di materia, se è infinito e non finito, se è costantemente mutevole e mai stabile, mai lo stesso, se è un'onda che non si posa mai[...]come potremo anche solo cercare di descriverlo?[...]Se ci proviamo a descrivere la luce, scopriamo che siamo in grado di darne una descrizione precisa soltanto spegnendola. E dunque non tenteremo di descriverla. Eppure non possiamo non cercare di descriverla, perché questo significherebbe cessare di esprimersi e cessare di esprimersi equivale a cessare di vivere.
                                   I.BERLIN (2001)


[...]E dunque occorre saper abitare la contraddizione, il confine, la soglia. Amarli persino..

[...]religere, unire ciò che appare distante attraverso la percezione dei nessi sacri dell'esistenza.

                                   C.STROPPA(2007)
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domenica, 06 luglio 2008

viaggio

Osservo lo stupore felice.
Si apre il viaggio, della vita.
Non cerchi accoglienti promesse.
Ora frughi lo sguardo di sempre.
Fissi e passi dal destro al sinistro.
Sgomento estasiato. E' finita.
Incredula eccitazione, conferma.
Sembri dirmi: "dicevo di credere,
ma senza certezze, lo ripetevo a me
stesso per continuare. Tu credevi
sul serio! Sei calma, serena, nei tuoi
occhi dolce assenzo, carezza distesa"
Rispondo al tuo sguardo: sì , ti osservo
da sempre, col rigore che sai. Credo
nel tuo futuro, nel tuo rigore a venire.
La costanza inseguita, lontano da me,
ti ha portato alla meta della partenza.
Salgo piano il gradino del ruolo,
Vai, è arrivato il momento, vola.
Non ti sento lontano, non mi duole
il viaggio che fai.
Credo di averti accompagnato alla
porta, la apro se vuoi, anzi apri
tesoro, tranquillo. Puoi. Vuoi.
Che begli occhi sereni, che hai
figlio mio, ce l'hai fatta, da solo.
Hai percorso il sentiero roccioso,
hai trovato pantano, chiesto aiuto,
ripreso il cammino, hai affrontato
le prove vicine, quelle lontane.
Ora è pace, concentrazione: tutto
ciò che ti serve è al suo posto.
Scendo solo un momento: bimbo
mio , che gran bella persona
che sei, come parlano bene
i tuoi occhi, ti carezzo la barba
sorrido al tuo struscio di quando
eri bambino.
Mi guardi di nuovo, ora è complice
il volto: la strada più stretta, quella
scomoda, quella umile che piega
la schiena, spietata, che ti obbliga
a vedere anche ciò che non vuoi.
Schiena forte figliolo, quando stringi
mi sento piccina. Mi sorridi, mi coccoli
di riposi. Grazie caro, per questo
minuto. Buon viaggio tesoro.
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mercoledì, 02 luglio 2008

Prendo atto

Seta liscia sul collo accaldato. Niente di più
La mano prende piano il sonno.
Non il ricordo. Ieri. Oggi
Passano luci continue, sbieche,
monotoni stordimenti.
L'altra me parla
comuni, universali,
parole.
Mi assolvo dalle congetture,
sterili prodigi
Più intenso crea l'immagine. Ora.
Colgo le non dette peregrine. Ma.
Non mi passa la vita.
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lunedì, 30 giugno 2008

baciami

Continua perfavore.
Non smettere, non sfumare,
Pancia ad occhiale. Avvicinati.
China sempre la testa . Posiziona
il volto all'altezza giusta.
Continua perfavore
non smettere, non dimenticare.
Appoggiati lentamente.
Stringi forte, portami.
Ecco, così è pace come musica.
Il piano, le tue parole.
Continua perfavore.
Non smettere, non smettere.
Baciami ancora, amore.
Baciami sempre, amore.
Continua perfavore.




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lunedì, 30 giugno 2008

voce nella notte

Adrenalina da terrore, da smaltire, nella notte.
Il sonno tace l'ora. L'umore risale, rapidamente.
Come esame, test di intensità e potenza, lacrime
fluenti di tensione che svanisce. Un trillo, una voce.
Voce che legge, che ascolta, che scrive, che dorme, che ama.
Voce che sente, voce che dice, voce che...
Il silenzio sprofonda la casa, la luce è accesa sul sollievo.
Trascino passi per le stanze, acqua, fresca, ristoro.
Mi si avvinghia forte la frescura piovosa, godo l'umido odore.
Più volte si allunga il respiro, il sorriso del bene trovato, del male temuto.
Ripercorro col battito ancora elevato, l'inaudito.
Adrenalina sconfitta, tradita dallo sbadiglio, molla la presa.
La voce. Mi appiglio all'invito pacato, morbido scorrere futuro.
Forse vedrò l'alba. Forse pioverà ancora. Forse uscirò.
Di primo mattino il profumo della colazione calda.
Il tavolo dolce delle mani, dei visi, dei sorrisi.
Forse il sonno mi prende la mano.
Il fantasma si allontana chino nel nulla.
Vorrei correre insieme all'angelo che l'ha portato via.
Una corsa bambina e giocosa, per mano.
Raccomanda la voce a ragione.
Buon senso, vestito di rosso, persuade all'istante.
Morfeo è presente, ammicca, seduce.
La voce echeggia lieve, porta con sé una strofa.
La ripeto in un'unica stanza, la stringo, ripeto, ristringo.
Le volte del gioco mi portano via, un ultimo tuffo.
Vado, sì vado, vado a dormire.E' la cosa migliore.
Sulla spalla, la solita spalla, la mano.
Morfeo sorride appagato a buon senso devoto.
Vedo il rosso più vivo.
Sento e piano
allungo la mano
a domani vicino.
Seduta stante....


















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domenica, 29 giugno 2008

aspettando

Loro continuano a ridere, ballare, con musica piacevole. Prendo il tempo che ci vuole.
Mi dirigo ad altro mentre suona la voce del presente. Leggo, penso, rileggo. Una sosta
si avvia, lontana percorre discorsi, racconti di oggi, stasera. Tra il brusco ed il caldo.
Leggo, lenta la vista, lenta la notte, lenta la mano.
Trovo perle, delizie, sogni, mi colpisce l'avvio di una nuova pagina, una vecchia storia,
la vita umana.

DOGLIE
Sto male oggi
male nel corpo
con gli occhi spalancati, zitta.
Sono distesa sul letto del parto

Perché io
così avvezza alla prossimità della morte
al dolore e al sangue e alle grida
adesso convulsamente tremo di terrore?

Un dottore giovanile e gentile ha cercato di
confortarmi
e mi ha parlato della gioia di dare la vita
Siccome conosco meglio di lui questa materia
Qual buon effetto può avere la sua chiacchiera?

La conoscenza non è realtà
L'esperienza appartiene al passato
Stiano zitti coloro cui manca un'esperienza attuale
Gli osservatori si accontentino di osservare.

Sono tutta sola,
totalmente, profondamente,interamente per conto mio,
a mordermi le labbra, irrigidire il corpo,
attendere un fato inesorabile.

C'è una verità soltanto,
Darò vita a un bambino
verità che spinge in fuori dalle mie viscere.
Né buona, né cattiva; reale, non c'è finzione che tenga.
Alle prime doglie,
improvvisamente il sole impallidisce.
L'indifferente mondo diventa stranamente calmo.
Io sono sola
Da sola io sono.

                      Yosano Akiko
                      (1878-1942)

Condivido in parte, la solitudine della donna nel parto è spesso ben accompagnata, compresa. A volte può accadere il contrario di tutto. A volte è la donna che esclude gli...osservatori, forse ha bisogno che il parto sia tutto suo, forse. A volte gli osservatori si travestono da tecnici esperti...e basta. A volte la donna traveste la vita in sterile dovere. A volte il bambino che nasce sarà osservatore, attento, partecipe....dipenderà anche dalla madre, da quel parto, quel dolore, quella solitudine, quella realtà, quel sole, quell'altro osservatore, quell'altra madre....Si può essere soli.
Si può essere DA soli?
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