Tra tutte le cose trovate, nei fondi del passato ho scorto i colori del mio dolore ultimo, del primo, del solito. Mi perdo a guardare il suo volto di diversa memoria, mi osserva dubbiosa: la pacatezza non la inganna. Scivolo la mia mano sul suo volto a rassicurare, lieve tormento di giovane pelle audace. Non mi manca il passato, non mi manca il passato dei fondi, ma non convinco nessuno, me stessa per prima. Bene, mettiamo ordine chiaro per le generazioni a venire. Nel primo cassetto il presente: bello,solare, proiettato al futuro. Secondo cassetto: tutto ciò che può servire nei viaggi, pronto all'uso, di facile ricerca. Il terzo cassetto è adatto ai segreti di donne, le solite cose che tutti sanno essere lì, nessuno le tocca perché ne è sconosciuto il bisogno.Quarto e quinto dedicati ai sogni appuntati, alle romanticherie di rito, non mancano mai , ma non sono mai di moda, tutti ne sorridono, tutti ne desiderano. Sesto cassetto: scartoffie, foglietti, cartoline, indirizzi, letterine; già, parole ed immagini care, divertenti e gioiosi eventi, di ieri, di oggi. Per il settimo cassetto bisogna fare attenzione, sono i doni, i regali più belli che ci passa la vita, la dolcezze improvvise alla vaniglia, al gelsomino, alla rosa selvatica, al sandalo dolce, al muschio del bosco vicino. Profumo intenso che arriva da un indumento scordato da tempo, un sospiro profondo, un sorriso, una calda emozione di certezze esistenti, la tranquilla avventura verso gli ultimi cassetti. Ecco, è l'ora di affrontare l'ottavo e il nono: vai pure, me la cavo da sola, c'è rimasto poco da fare, cose vecchie, di quando ancora non c'eri, ricordi che non ti dicono nulla , se trovo qualcosa di interessante ti chiamo. No, il dolore non ti serve tesoro, non per ora, arriverà anche il tuo, ma diverso dal mio, sicuramente più lieve. Vorrei ti sfiorasse la pelle come la mia carezza di prima, vorrei che occupasse solo un angolo in fondo ad un solo cassetto. Mentre abbasso lo sguardo incontro gli occhi dell'assenza più viva, mi carezzi la mano, ti allontani piano, piano. E' sordo, buca ogni piega dell'anima, mi tormento le dita e la pelle, nessuna commozione mi riscalda il momento. Niente caldo anche a scirocco sicuro, prendo fiato e allento la mascella indurita.Qui c'è buona parte dei miei anni cosiddetti più belli, c'è inizio superbo , salite rischiose, cadute rovinose, solitudini accese, perdite inaudite, fatiche pazzesche per le solite cose, tradimenti consueti, tradimenti veri; nell'angolo a destra mi attira un sacchetto piccino, non ricordo, lo svolgo con religiosa lentezza, dalla forma non porta niente di strano, profuma. Tra un orecchino rotto e un vecchio orologino c'è anche una immagine sacra. Un santino, una vergine madre col suo piccolo in grembo. Mi domando perché l'ho consevato e leggo sul retro. Trovo una frase come tante, di speranza, di supplica, di sollievo. Accanto alla frase un segno, una scrittura molto ben conosciuta, molto amata, molto pianta:ho capito il motivo della presenza, associo l'orecchino al periodo, agli eventi, tutto torna insieme ai profumi, ai volti, alle stagioni. Mi rannicchio sulla poltrona, ferma immobile ascolto le voci e i sorrisi, poi improvvisa si impone l'immagine vitale di adesso. Apro gli occhi sorpresa, ci riprovo, ma niente da fare, solo un volto si staglia ironico e mi guarda con rimprovero dolce. Accelero l'operazione, metto in ordine senza aprire al dolore la mente, l'anima segue i consigli più autentici e reali. Il passato fa male ma torna al suo posto, nel cassetto di fondo, vicino la vita richiama, le risate in salotto, la cena.